Velo di Maya – l’inganno che ci rende schiavi

June 15, 2020

Io non so se capita anche a voi, ma io fin troppo spesso mi fermo e inizio a pensare : Ma veramente accettiamo tutto quello che ci passa davanti?” Fino a far diventare normale, che noi stessi siamo gli ingranaggi che alimentano un meccanismo autoimposto. Il meccanismo di una società in cui le persone sono insoddisfatte, paranoiche, infelici.

Accettiamo la resistenza al reale senso della vita solo perché la società stessa (per ragioni di sopravvivenza economica) impone di svolgere attività che oggettivamente sono inutili e fanno schifo alla maggior parte delle persone. Tutto questo fino ad arrivare al punto che le persone per ragioni di sopravvivenza, vengono convinte che il solo fatto di trovare un lavoro per quanto orrendo e deprimente sia una fortuna.

L’idea di svolgere per tutta la vita un’esistenza che alla fine del percorso sia vista da noi stessi come un deragliamento totale fa paura. A me fa ancora più paura dover eseguire un percorso identico e autoimposto, che prevede le stesse identiche cose :

lavoretto, lavoro, matrimonio, mutuo, figlio, lavoro e pensione.

Si d’accordo è vero, si può anche guadagnare tanto e fatturare sopra la media, ma poi senza consapevolezza l’unica cosa che cambia è il conto in banca. Il tutto bilanciato e coronato dal principio moderno che prevede scambio economico in cambio di una promessa di felicità e sanità mentale.

Queste riflessioni hanno qualcosa di più profondo e introspettivo, non si fermano a vedere il negativo o il marcio. La cosa che ha smosso in me il primo pensiero di ricerca non è l’insensatezza dell’evento anestetizzato dal compromesso :

“ci pago le bollette, mi permette di mantenere la mia famiglia, il lavoro nobilita l’uomo”.

Perché a livello logico ci sta! Se tu hai un bisogno da soddisfare (che sia il tuo o della tua famiglia) è sacrosanto il diritto di soddisfarlo. Il problema che io pongo è un pensiero laterale, ovvero esser arrivati alla conclusione che : “si fa schifo, ma è così che va”.

Credo che la gran parte della trappola e dell’inganno lo abbiamo alimentato noi stessi per raggiungere uno stato di effimera sicurezza e benessere egoistico. Tutto ciò mi ha portato ad approfondire e cercare nei pensieri e negli scritti di antichi pensatori e grandi filosofi. Ed ecco che arriva il velo di maya, un’espressione coniata dal filosofo Arthur Schopenhauer.

Il velo di Maya è un concetto volto a rappresentare l’illusoria realtà in cui viviamo, partendo dal presupposto che la vita per come la conosciamo è un sogno regolato da precise leggi valide per tutti. Questo velo ingannatore che avvolge il volto dei mortali, non si può sapere che esista nè che non esista, come il mondo reale visto durante il mondo dei sogni.

Secondo Schopenhauer questo velo separa noi esseri umani dalla vera percezione della realtà, imprigionandoci nel ciclo di morte/rinascita ed impedendo così una liberazione definitiva. Inoltre questo mondo materiale ci fa vivere una potente divisione duale, basata sul dualismo tra bene e male, bianco e nero, luci e ombre, bello e brutto.

L’idea dell’essere umano cieco dalla verità e abbagliato dalla materialità è un concetto ricorrente tra i pensatori, filosofi e artisti.

Carl jung affermava che esiste una buona quantità di persone che non sono ancora nate e anche se sembrano qui tra noi, di fatto non sono nate perché si trovano al di là di un muro di vetro.